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24-05-2016, 18:23 • Trivento • Cultura

Gesù: racconto della misericordia di Dio

Di fronte a percorsi di ricerca culturale e scientifica sempre più autonomi da parte dell'umanità la Chiesa si è trincerata dietro un'intransigenza anacronistica

Al centro sociale di Colle San Giovanni in Trivento (CB) mercoledì 23 maggio il priore di Bose, padre Enzo Bianchi, avrebbe dovuto incontrare i cristiani della Diocesi di Trivento sul tema "Gesù: racconto della misericordia di Dio", ma la sala, gremita fino all'inverosimile, ha visto la presenza di molisani provenienti dai territori più diversi della regione.

Dopo un saluto introduttivo di don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana di Trivento e della Scuola di Formazione all'Impegno Sociale e Politico "P. Borsellino", strutture che da più di venti anni animano la ricerca ed il dibattito culturale sul territorio del Molise interno, Enzo Bianchi ha tenuto sul tema affidatogli una relazione analitica, profondamente coinvolgente sul piano teologico ed eccezionale nei riferimenti ai testi biblici, ma anche alla storia della Chiesa ed al vissuto attuale; davvero unica, poi, la passione con cui è riuscito a comunicare ad una platea attentissima il tema della misericordia di Dio.

Il priore di Bose ha esordito sostenendo che di fronte a percorsi di ricerca culturale e scientifica sempre più autonomi da parte dell'umanità la Chiesa si è trincerata dietro un'intransigenza cominciata a tramontare con papa Giovanni e con il Concilio Vaticano II, inizio di un'apertura al dialogo con il mondo, anche se con la paura di essere perfino troppo misericordiosa; papa Francesco, ora, ha fatto della misericordia il tema dell'anno giubilare straordinario in corso.

Enzo Bianchi ha esordito dicendo che il Dio misericordioso non è solo nel nuovo testamento, citando in proposito il libro dell'Esodo, in cui Dio non si manifesta completamente a Mosè che chiede di guardarne il volto, ma gli dà il suo nome, e "Il Signore e la sposa infedele" in Osea in cui c'è l'invito ad amare ancora l'adultera come Dio ama i figli d'Israele, nonostante si rivolgano ad altri dei.

Per il nuovo testamento ha citato il Vangelo di Matteo (25-31,36), in cui è chiaro come la salvezza si decida non sull'omissione di momenti di culto e liturgia, ma sulla base delle relazioni di amore con l'altro, la parabola del figliol prodigo, che secondo Bianchi a noi non piace perché non siamo capaci di accettare la misericordia per chi sbaglia, e quello dell'adultera liberata dal tentativo di lapidazione.

L'oratore ha sostenuto poi con decisione che la misericordia non è un concetto teologico astratto, ma l'insieme delle opere di solidarietà con i peccatori che Gesù incontra nel percorso della sua vita e la cui frequentazione sconvolge i benpensanti; anche la morte del Signore, d'altronde, è tra due malfattori, cioè peccatori, uno dei quali per primo va in paradiso.

Il priore di Bose ha aggiunto in proposito che i "pubblicani" sono certo peccatori dichiarati, ma in ricerca della conversione, mentre i "giusti" spesso vivono nell'ipocrisia di peccatori incapaci di cambiamento dello stile di vita.

Davvero bello sentir affermare che la conoscenza di Dio non può aversi con la ricerca del "miracolo", ma con l'esperienza della sua misericordia che è anzitutto fremito di compassione per l'altro come nell'episodio del buon samaritano e poi amore, solo amore completamente gratuito. Sì, perché l'amore di Dio per l'umanità tutta è "un dono gratuito che non va meritato".

"Qualche teologo più teologo della stessa Bibbia - ha detto testualmente Bianchi - dice che Dio è anche giusto, ma io sostengo che è soprattutto misericordioso. Aggiungo che in Gesù la misericordia non ha il percorso peccato, pentimento, perdono, bensì peccato, perdono e conversione come è chiaro dalle parole che rivolge all'adultera Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più".

La conclusione della bellissima ed appassionante relazione di padre Enzo Bianchi verso un invito pressante per i cristiani ad aderire all'invito di amore per l'altro che Dio propone ai suoi figli facendo opere di misericordia, il cui contrario non è la cattiveria, ma l'omissione; in questo anno giubilare, pertanto, la nostra conversione non potrà consistere nel passaggio attraverso le porte sante, ma seguendo l'invito di Gesù a vivere nell'amore per il prossimo, che non è chi ci sta più vicino, ma chi ha più bisogno.

Capite bene che un tal modo di affrontare il tema della misericordia sconvolge il quieto vivere di chi pensa ai riti piuttosto che alla prossimità reale verso l'altro con la creazione della giustizia sociale che è frutto di un comportamento cristiano autentico.

Alle riflessioni numerose, provenienti dal pubblico presente che ha animato il dibattito, il relatore ha risposto in maniera altrettanto analitica e quasi personalizzata.

In sala erano presenti le telecamere di TLT Molise; pertanto chi volesse può rivedere l'intera relazione sul sito www.tltmolise.it.

 

 

Umberto Berardo

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