Iorio torna in sella, annullata la sentenza Bain&Co: reati prescritti • Prima Pagina Molise
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12-02-2014, 22:17 • Campobasso • Cronaca

Iorio torna in sella, annullata la sentenza Bain&Co: reati prescritti

Il governatore Michele Iorio con i suoi avvocati in aula nel giorno della sentenza di Appello del processo Bain&Co.
Il governatore Michele Iorio con i suoi avvocati in aula nel giorno della sentenza di Appello del processo Bain&Co.
Iorio, il dominus del centrodestra molisano, torna in sella. Dopo un anno circa di panchina. La Cassazione poco prima delle 22, quando nella serata del 12 febbraio, ha emesso la sua sentenza sul caso Bain&co accogliendo la tesi del difensore dell'ex governatore del Molise, l'avvocato Arturo Messere, e ha dichiarato prescritti i reati contestati. La condanna a un anno e sei mesi per abuso d'ufficio è stata dunque annullata dai giudici della Suprema Corte senza rinvio.

In sostanza i tempi lunghi della giustizia non consentono di arrivare ad un verdetto finale nel merito. Una pagina che non è mai bella, per nessuna delle parti in causa.

Grazie a questa decisione Iorio potrà subito tornare a sedere in consiglio regionale (era sospeso per effetto della condanna). A cedergli il posto dovrà essere Nico Romagnuolo, che era entrato a Palazzo come 'sostituto'. Molto soddisfatto l'avvocato Messere, difensore dell'ex governatore, nell'annunciare la sentenza: "La Cassazione - commenta il legale - ha smentito la teoria enunciata dalla Corte d'Appello di Campobasso secondo la quale il reato contestato si sarebbe concretizzato non quando le due delibere per affidare le consulenze alla Bain&Co furono varate dalla giunta, ma quando, tempo dopo, la Regione pagò la società per il lavoro svolto". 
L'accusa durante l'udienza di aveva chiesto l'annullamento "per prescrizione di parte dei fatti contestati", quelli fino all'agosto del 2005, e il rigetto invece per il resto con rinvio ad un'altra corte d'Appello per la rideterminazione della pena.

La storia appartiene alla Storia politica molisana. Secondo gli inquirenti Iorio favorì, forte del suo ruolo istituzionale, la multinazionale  presso la quale lavorava il figlio Davide. Alla società erano state affidate infatti, nel 2003 e nel 2004, consulenze per la realizzazione della Termoli-San Vittore e sulla riorganizzazione del sistema sanitario regionale. La vicenda giudiziaria ruotava proprio attorno alle due delibere della giunta, proposte all'esecutivo direttamente dal presidente, che affidavano gli incarichi alla società.

Al processo d'Appello, lo scorso 18 aprile, la difesa dell'ex presidente aveva insistito per l'assoluzione, mentre il procuratore Antonio La Rana al termine della sua requisitoria aveva chiesto la riduzione della condanna ad un anno perché a suo giudizio il reato sarebbe stato prescritto per la prima delibera (varata nel 2003 e pagata alla Bain nel 2004) mentre sarebbe rimasto in piedi per la seconda (varata nel 2004 e pagata nel 2006).  Entrambe le richieste però non erano state accolte dai giudici che avevano confermato la sentenza di primo grado. 

La vicenda comunque, almeno sotto un punto di vista, non finisce qui. Lo evidenzia l'avvocato Fabio Del Vecchio, legale del Codacons, parte civile nel processo: "I giudici della Suprema Corte - afferma - hanno stabilito che Iorio dovrà risarcire i danni, da quantificare in separata sede. Così facendo hanno affermato la responsabilità dei fatti, ritenendo i reati sussistenti, ma non perseguibili perché prescritti".

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