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19-01-2014, 23:52 • Campobasso • Arte

Chi è "Leopapp"

Leonardo Pappone, in arte "Leopapp", nato nel 1958 a Montefalcone di val Fortore (Benevento), da oltre un decennio vive nel Molise a Campobasso. Avvocato, pubblicista, approccia giovanissimo con la pittura in modo del tutto istintivo, spontaneo, da autodidatta, partecipando a mostre estemporanee e concorsi nei quali riscuote consensi significativi.
Nella vita reale svolge una professione distante dai concetti artistici e forse questa sorta di ‘assenza' o estraneità dalla vita pittorica non aiuta inizialmente il suo estro che, tuttavia, come fuoco sotto la cenere, resiste a tanti anni di oblio; la passione per l'arte, pertanto, come un magma incandescente sotterraneo, scava cunicoli ed infine riaffiora con forza eruttiva, spingendolo, dopo oltre trent'anni, a ritrovarsi pittore per caso, quasi con funzione terapeutica, alla continua ricerca del piacere espressivo. La pittura è il suo personalissimo modo di esprimere la propria personalità e di dialogare con gli altri. Usa i colori acrilici densamente, unitamente ad altre misture, come mezzo, propaggine espressiva di stati d'animo, di immagini interiori, rappresentazioni fantastiche, ricostruzioni cromatiche e plastiche allo stesso modo.
Dalla fantasia creativa giunge all'immaginazione direttamente, senza archetipi prefissati, nel tentativo di riempire ogni spazio vuoto, ogni dimensione con colori e forme semplici, quasi primitive. Nei suoi viaggi pittorici si colgono i segni di pianeti, immagini, frammenti di meteoriti e tutto è espressione del bisogno di superare la divisione tra corporeo e psichico, tra realtà ed immaginazione.
Intinge, mescola colori, cerca simboli, nella immensa conca tumultuosa e irrefrenabile che è questo mistero chiamato "vita".
Con le sue opere astratte, in un gioco di nascondere per svelare, rende visibile l'invisibile. Lascia che sia il visitatore con la sua immaginazione a scoprire il lato celato ed a trovare i segreti che si annidano in ogni suo lavoro.
La sua pittura tende ad illuminare attraverso varie marcature cromatiche oppure mediante le luci notturne, i soggetti o le pulsioni profonde che agitano in generale la vita e non solo quella dell'artista.
Quella di "LeoPapp", solo apparentemente informale, è un'arte dotata di una grande carica comunicativa sul mondo contemporaneo. E' un intriso di modernismo metropolitano, una specie di "street art" e di astrattismo a tratti surreale, con varie sorgenti d'ispirazione che richiamano espressioni di graffitismo, writer urbani, murales, ma anche rituali sciamanici, simbologie e figure preistoriche di notevole impatto emotivo.

Il professor Lorenzo Canova, storico d'arte e critico d'arte, ha scritto: "Nei suoi quadri Leopapp cerca la densità della materia cromatica, la vibrazione delle stesure, l'intensità sintetica della pennellata per restituire la pulsazione vitale della città, il fermento della metropoli elettrica rinnovato nell'intreccio degli azzurri e nella seriale scansione delle geometrie e delle architetture sovrapposte nello spazio".
Della precedente rassegna "Flash City", tenuta nel mese di novembre 2013, nella Capitale, ha scritto il direttore artistico di NWart Roma, l'architetto Antonietta Campilongo: "Leonardo Pappone sceglie il mezzo informale per lavorare sul colore e sul significato che esso assume nel momento stesso in cui viene utilizzato. La materia pittorica serve a comporre forme e segni, grazie al continuo processo di sovrapposizioni e sconnessioni. La superficie della tela consente continue sperimentazioni volte ad individuare dimensioni diverse dalla presente, quasi appartenessero al mondo interiore, caratterizzate da spazi, oggetti e luoghi, in cui i pieni e i vuoti, il dentro e il fuori, si misurano e si rimandano reciprocamente. Attraverso un gioco di frammentazioni, di sovrapposizioni di forme e colori, Leonardo Pappone ci parla del continuo evolvere dei pensieri e delle esperienze umane.
La non figurazione è il mezzo che Leonardo Pappone predilige per meglio rendere gli aspetti di interiorità, per descrivere agevolmente, senza tante distrazioni, l'aggrovigliarsi dei concetti, dei pensieri. Tuttavia non c'è un distacco completo dalla realtà; la forza degli accenti cromatici e l'incisività del segno acquistano spesso una parvenza figurativa che innescano nello spettatore un senso di inspiegabile attrazione e di dejà vu. Colore, dunque, ma anche dinamismo. Tutte le sue tele sono pervase da un dinamismo accentuato che trasmette movimento, ma anche una certa ansia, frenesia, forse quella corsa continua in cui più o meno tutti gli ‘abitanti' della città contemporanea sono immersi. Uno specchio a mio avviso molto fedele del nostro ‘oggi urbano', uno sguardo lucido ma allo stesso tempo non pessimista.
L'artista sbalza la visuale oggettiva dalle angolature di una impressione veloce di linee cromatiche, di forme e tracciati. Impressione, che però è la vera protagonista dello spazio, il vero fulcro di interesse per la ricerca e la sperimentazione creativa. L'artista non li rappresenta in modo realistico, ma attraverso un'interpretazione soggettiva, che richiama immagini mnemoniche e sintetiche di tutte quelle cementificazioni anonime e scomposte che continuano ad essere realizzate, con un processo progettuale generico ed indifferente, ai margini del caos metropolitano".

Antonio Petrilli ha scritto: "Nel vedere per la prima volta i lavori di Leonardo Pappone in mostra mi è apparsa subito evidente la capacità di usare con sapienza il colore attraverso una geometria che spesso sfocia nell'astrattismo. La mia attenzione si è soffermata particolarmente su una serie di lavori che rappresentano paesaggi urbani consistenti in gruppi di palazzi o grattacieli scomposti in moduli che ne accentuano la matrice geometrica. Si tratta di tecniche miste dai colori tenui (sembrano quasi visioni oniriche o vagamente nebbiose) che hanno sicuramente in sé germi di sviluppi futuri di notevole interesse. Qualche critico ha voluto vedervi una specie di allarme sociale e ambientale sottolineando l'assoluta assenza di vita in essi. Io potrei azzardare l'ipotesi che in essi la vita sia solo nascosta e che stia a noi immaginarla. D'altronde l'arte è viva se fa nascere interpretazioni diverse nei vari fruitori".

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