Dentro al dolore senza tradire. Emozione e poesia a teatro con i Dieci comandamenti di Domenico Iannacone • Prima Pagina Molise
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25-04-2014, 19:34 • Campobasso • Eventi

Dentro al dolore senza tradire. Emozione e poesia a teatro con i Dieci comandamenti di Domenico Iannacone

L'incontro al teatro del Loto di Ferrazzano con Domenico Iannacone intervistato da Enzo Luongo
L'incontro al teatro del Loto di Ferrazzano con Domenico Iannacone intervistato da Enzo Luongo
Il transito-travaglio di una donna che dice basta al suo seno e trova il coraggio di dare al suo corpo la forma dell'animo che sente di avere. La resistenza che non conosce il senso della resa di un imprenditore che a novant'anni pensa di poter ancora ricominciare una nuova sfida aziendale. La bontà disarmante di un cristiano vero alla guida di un autobus che gira la Calabria per dare un passaggio ai disperati della terra. L'augurio di buona salute di una mamma al suo bambino appena nato. Un augurio che è dolore e forza per la salute che la vita non ha poi voluto donare a quel bambino. Edda, la mamma dell'augurio, è in prima fila, anche lei. Anche lei a sentire e scoprire perché la storia sua e di suo figlio Giulio è diventata uno dei pezzi più belli mandati in onda nella televisione di oggi.

La prima a teatro di Domenico Iannacone, il giornalista molisano che è un nome nel panorama italiano, è una sperimentazione di sentimenti importanti. Di pulizia morale, accortezza e semplicità che riempiono il cuore dello spettatore. Non ci sono pareti e schermi a separare la narrazione dall'emozione. C'è lui, Iannacone, a prendere per mano un pubblico forse anche impaurito. Impaurito dal dolore dei mondi diversi, dove è la sofferenza a regalare una carezza a chi la incontra per la prima volta. Scoprire ed emozionarsi di nuovo e di più per storie che ti hanno già commosso e colpito. E' così nel buio della sala che salgono dalla prima all'ultima fila lacrime, nodi in gola e voglia di ascoltare.

L'autore dei Dieci comandamenti, il 5 volte Premio Ilaria Alpi, vince anche questa prova di poetica confidenza. Al Loto di Ferrazzano, il piccolo luogo dove Stefano Sabelli continua a regalare magie, Iannacone apre con Enzo Luongo, collaboratore della nuova edizione della sua trasmissione, le porte finora mai aperte del suo lavoro. Aneddoti, sensazioni, impressioni vissute e provate attorno alle storie mandate in onda nella notte di RaiTre.

Storie che per tanti sono diventate storie da citare. Storie che hanno i nomi dei protagonisti ormai familiari a quel pubblico stanco della robaccia che riempie ogni giorno palinsesti e giornali. Storie perse eppoi recuperate in una sera a teatro. Piccoli film che tanto raccontano dell'Italia che mai si racconta.

Con Domenico e Enzo, amici che ti rendono amico, l'altra sera al Loto l'andata e il ritorno in un viaggio mai compiaciuto, lontano da celebrazioni che nessuno cerca. Sta lì, il giornalista che ancora il Molise fatica a incensare, seduto al centro di una scena che non lo vuole protagonista, ma semplicemente narratore. Sta lì, con quelle All Star ai piedi che hanno conosciuto la disperazione di tanta periferia umana e sociale di questo Paese, a ricostruire anche il suo percorso professionale iniziato dal Molise nella speranza forse nemmeno troppo consapevole di spiccare un volo, poi spiccato. Le origini, la crescita, i ringraziamenti, gli incontri, i grandi maestri come i piccoli suggeritori: un'affermazione personale offerta al pubblico di Ferrazzano con la semplicità tipica di chi non si interroga molto sull'importanza dell'affermazione. Perché non gli interessa, tutto qua.

Bravo, premiato, affermato, oggi Iannacone è il padre di un genere, le inchieste morali. Morali perché provano a indagare i percorsi dell'uomo, quelli nascosti di cui non abbiamo mai tempo di prenderci cura. Domande e risposte tra Enzo e Domenico, mentre scorrono volti, persone, disabili senza braccia e gambe che ti inchiodano alla durezza spietata della realtà, "nella vita ci vuole culo", artisti eccentrici che ti insegnano con una battuta cosa significhi essere persona al di là di tutto ("fare denaro? e che ci faccio?"). Scorre uno scorcio di un'Italia che ha fiducia in chi è andato a cercarla. Perché non l'ha sputtanata, urlata, svenduta. L'ha raccolta facendola sua in un'empatia mai commiserante, ma delicata e affettuosa. Questa è la bravura non comune di Domenico Iannacone. Mai speculazione, ma sempre rispetto.

Così ti è chiara la sincerità dell'applauso che il Loto tributa di continuo al grande giornalista molisano per la prima volta a teatro. La sperimentazione è finita, il pubblico non esce, si riversa sul palco per stringere la mano e dire grazie alla poesia dei Dieci comandamenti. Per una sera la tivvù è stata spenta e altre luci sono rimaste accese.

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