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10-05-2015, 9:56 • Termoli • Politica

Trivelle nell'Adriatico, due tesi a confronto

I futuristi sognano l'oro nero, motore dello sviluppo di un'Italia che vuole essere potenza energetica. Gli ambientalisti contestano i danni irreparabili ai fondali e gli scarsi benefici economici per le popolazioni locali

L'estrazione petrolifera nel mare Adriatico, a pochi chilometri dalla costa di Termoli, fa discutere. Il Corriere della sera ha dedicato al tema un approfondimento che, all'osso, vi riproponiamo per capire le ragioni delle due fazioni.

Da una parte i futuristi, nauseati come Filippo Tommaso Marinetti dal gran lago putrido e sicuri che "col petrolio dell'Adriatico, l'Italia sarebbe una potenza energetica". Ci sono, affermano i favorevoli alle perforazioni in mare, 700 milioni di tonnellate di greggio, un patrimonio incommensurabile di ricchezza congelato, utile a soddisfare la metà della domanda interna e dimezzare la bolletta energetica degli italiani".

Il Belpaese, rottamati gli scorci suggestivi, potrebbe candidarsi a "potenza energetica", spiega Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia. Oggi produce solo il 7,5 per cento del fabbisogno nazionale, ma con le estrazioni on e off shore, potremmo arrivare al 47 per cento, perché "l'Adriatico è sempre stato ricco di idrocarburo, in particolare di olio".

A chi obietta che l'oro nero moltiplica l'inquinamento e che ci sono fonti rinnovabili addirittura più efficienti ed economiche, i futuristi replicano piccati: "Sono stupidaggini", perché la paura ci frena, mentre "la Croazia ci ruba il nostro petrolio".

In effetti, Croazia, Montenegro, Albania e Grecia hanno moltiplicato l'attività estrattiva, alla faccia dei fondali e dell'ecosistema. Il Montenegro, si legge ancora sul Corriere, ha lanciato gare internazionali per la scoperta e lo sfruttamento di gas e petrolio nelle proprie acque, a pochi chilometri dalle nostre. E, peraltro, ha approvato una legge sugli idrocarburi che fissa un prelievo fiscale complessivo al 54 per cento dei profitti. Soldi facili per lo Stato.

La Croazia, poi, con dei bandi pubblici vuole avviare i cantiere per la ricerca e la produzione di energia nell'arco di 3 - 5 anni. Noi, attaccano i futuristi, siamo fermi da oltre vent'anni per i rischi legati al lento e progressivo abbassamento verticale del fondo marino.

Il paradosso sta nel fatto che il gas e il petrolio cavato dai nostri dirimpettai ci viene rivenduto a caro prezzo. Se fossimo noi a estrarli, la bolletta energetica sarebbe notevolmente ridotta.

 

Gli ambientalisti se ne fregano. La qualità dell'aria e le acque limpide valgono qualche sacrificio in più. Il progetto Ombrina mare della Medoilgas di Londra, sostengono i consiglieri comunali di Termoli Paolo Marinucci e Daniele Paradisi, prevede la trivellazione di sei pozzi, l'installazione di una piattaforma a sei chilometri da riva e di una nave desolforante di tipo Fspo a nove chilometri dalle spiagge d'Abruzzo. Già nell'aprile 2013 c'è stata una mobilitazione di oltre 40mila persone per dire no ai propositi della multinazionale.

Il 23 maggio prossimo ci sarà un'altra protesta di piazza, a Lanciano, perché "è inaccettabile che sia qualcun altro, dall'alto e dispoticamente, a decidere le sorti del nostro mare e della nostra terra", rincarano gli amministratori.

Lo scontro tra denaro e idee è impari e necessita di un riequilibrio. La Basilicata avrebbe dovuto trarre enormi benefici dal petrolio: si parlava di Texas del sud, ma in concreto, i vantaggio per i cittadini sono stati esigui.

La Val d'Agri è il più esteso giacimento dell'Europa continentale. Basti pensare che nel 2013, su un totale nazionale di 5,4 milioni di tonnellate di greggio, quasi 4 milioni sono stati estratti dal sottosuolo di Viggiano, Grumento Nova e degli altri paesini dell'entroterra lucano. Eppure, sacrificata l'eccellenza agroalimentare all'oro nero, il pil è calato del 6,1 per cento, con meno lavoro per i residenti e disoccupazione giovanile al 55,1 per cento. Da questi dati, il petrolio sembra ingolfare il motore dello sviluppo.

A titolo di risarcimento, l'Eni versa alla Regione il 7 per cento delle royalties e lo Stato un ulteriore 3 per cento che si traduce in un bonus benzina per metà della popolazione, variabile tra i 100 e i 300 euro l'anno.

Ora, messe in chiaro le ragioni delle due parti, spetta a voi tirare le somme. Tra futuristi e ambientalisti non pare esserci un altro partito.

 

Cirano

 

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