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02-05-2017, 17:58 • Campobasso • Politica

Il Molise sceglie ancora Frattura. Tra post rabbiosi e analisi contro, la vittoria è sua

Il governatore Paolo Frattura con il senatore Roberto Ruta e il deputato Danilo Leva.
Il governatore Paolo Frattura con il senatore Roberto Ruta e il deputato Danilo Leva.

Sulla scheda molisana non c'era scritto Matteo Renzi, ma Paolo Frattura, il nome dell'ex presidente del Consiglio come la copertura del nome del presidente della Regione. In Molise il risultato delle primarie per la scelta del segretario nazionale del Partito democratico non può essere letto che così. E questo, in fondo, vale per tutte le altre regioni: queste primarie dall'esito assolutamente scontato sono state anche un sondaggio per i governi locali: e Frattura si piazza in quel guado "sanza infamia e sanza lodo" che lo salva agli occhi dei dignitari nazionali e lo fortifica rispetto agli attacchi dei nemici regionali.

Gli schemi molisani, resi più tesi dall'avvicinarsi dalla principale delle scadenze elettorali, le Regionali, hanno avuto due protagonisti, Paolo Frattura (alias Matteo Renzi) e Roberto Ruta sotto le mentite spoglie di Michele Emiliano. E com'è andata si sa. In fondo in fondo anche senza colpi di scena.

Frattura ha vinto e si sapeva, come si sapeva che Roberto Ruta avrebbe conseguito un risultato più sostanzioso rispetto al voto tributato a Emiliano in scala nazionale. La partecipazione è l'elemento che ha spiazzato, come ha spiazzato anche l'ottimo risultato raggiunto dal governatore.

Ora che i detrattori del presidente della Regione, quelli della tesi sempreverde di un Frattura prossimo allo sfacelo, ci siano rimasti un po' è un fatto che attiene alla delusione personale e politica ma che non può trovare conferme nemmeno nelle letture e analisi del voto più fantasiose, faziose e ardite tipiche del post voto.

Nemmeno nella tesi espressa con rabbia dall'ex segretario regionale del Pd, Danilo Leva, che nel tentativo di screditare una partecipazione altissima (il vero elemento non contemplato nemmeno dai più fiduciosi), è finito in uno scivolone al limite delle sterili post verità, quelle che nell'osservatore lucido fanno affiorare il sorriso della tenerezza. Sul suo profilo social, in un post offuscato da ripetuti refusi, Leva sostiene che i cittadini molisani abbiano votato per Renzi, non certo per gli zar né per gli imperatori locali: se avessero trovato scritto - insiste - il nome di Frattura i verdetti sarebbero stati ben altri. Dunque, anche per Emiliano? È immaginabile e credibile che oltre il 22 percento dei votanti alle primarie del Pd abbia espresso in Molise consenso e tifo per il governatore della Puglia? O, più verosimilmente, la buona percentuale tributata all'ex sindaco di Bari è in realtà espressione di appoggio e devozione al senatore di Campobasso che sul territorio mantiene e coltiva una sua rete? L'interpretazione dei voti nello stesso contesto non può cambiare a seconda del candidato che più fa simpatia.

Detto questo, nessun altri nel Pd Molise può mettere il cappello sul consenso ottenuto. È dell'attuale governatore il lavoro sottobanco e nemmeno tanto (Frattura si è speso in prima persona per invitare alla partecipazione e votare Renzi, oggettivamente in maniera anche un po' troppo sfacciata, non è sfuggita ai più l'inondazione di messaggi whatsapp "vota per Matteo" come le richieste di sostegno urbi et orbi: sarebbero sempre consultazioni di partito). È dell'attuale governatore l'esito del voto. Frattura si è misurato in un test che per quanto limitato, per quanto di parte, per quanto relativo, l'ha visto vincitore praticamente ovunque in Molise.

Il presidente tiene, non è salvo e non è immune ma tiene e bene. E tiene lui, senza il grosso sostegno delle sue non proprio temibili falangi macedoni. Stavolta i portatori di voti hanno evidentemente perso qualche colpo. Il più ingombrante di tutti, in questo senso, la macchina da guerra delle urne, Vittorino Facciolla, ha avuto e ha altro cui pensare e si è visto. Pierpaolo Nagni, il regista delle alleanze con i sindaci, non è che goda di credibilità piena sul territorio viste le condizioni disastrose in cui il territorio stesso versa. Le mancate risposte alla viabilità comportano un prezzo altissimo.

La segreteria regionale oltre il suo feudo fortorino non va, come la parlamentare oltre la cittadina costiera. Il 63 percento dei consensi è di Paolo Frattura. Può bastare per sentirsi la vittoria in tasca? Ovviamente no. Roberto Ruta è tornato in sella e non è il Pierino di turno. Non lo è per niente.
La partita è appena iniziata: tutto può succedere. Anche di fare pace, strada facendo.

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