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07-07-2015, 12:57 • Termoli • Ambiente

Depurazione, ancora criticità

Due punti su tre monitorati da Goletta Verde presentano cariche batteriche elevate. Legambiente: "La Regione Molise si attivi con le amministrazioni locali"

Due punti sui tre con cariche batteriche elevate. Sotto accusa ancora una volta foci dei fiumi e canali, che dimostrano delle carenze depurative, risultato di un insufficiente trattamento dei reflui che interessano non solo la costa ma anche i comuni dell'entroterra. Fortemente inquinato è risultato il campionamento eseguito alla spiaggia di Baia a sud di Termoli (effettuato a 50 metri a nord del canale Rio Vivo); inquinato quello alla foce del fiume Trigno a Montenero di Bisaccia. Nei limiti di legge, invece, la carica batterica riscontrata alla spiaggia in via Lungomare Colombo a Termoli. Mare e costa molisani minacciati non solo dai deficit depurativi ancora presenti, ma anche dalle nuove minacce che arrivano dalle compagnie petrolifere pronte a nuove trivellazioni a largo di Termoli.  

La fotografia dello stato di salute di mare e costa molisana realizzata dalla storica campagna di Legambiente- che si avvale anche del contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati - è stata presentata questa mattina nel capoluogo da Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde eManuela Cardarelli, vicepresidente di Legambiente Molise.I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile il 20 giugno scorso.I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati da Goletta Verde come "inquinati" i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e "fortemente inquinati" quelli che superano di più del doppio tali valori.

"Il nostro fine è diverso da quello delle autorità preposte, alle quali non vogliamo sostituirci -dichiara Serena Carpentieri - portavoce della Goletta Verde -. Pur non assegnando patenti di balneabilità è evidente che la fotografia scattata da Goletta Verde raffigura una regione ancora in difficoltà sul fronte della depurazione e dove ancora il 37 percento dei reflui civili, secondo i dati Istat, non viene trattato in maniera adeguata con trattati secondari e avanzati.Oggi c'è la possibilità di cambiare rotta. Il Governo ha già messo a disposizione 3 milioni di euro per interventi in questa regione. Mancano all'appello ancora circa 10milioni di euro per raggiungere il costo totale previsto per le opere regionali da realizzare, ma è importante non sprecare le risorse che arrivano. Anche quest'anno, inoltre, le foci dei fiumi e dei canali risultano balneabili sul Portale delle Acque, il sito gestito dal Ministero della Salute, nonostante la delibera regionale abbia decretato come non balneabili i tratti di mare interessati dalle foci dei fiumi. È il terzo anno che denunciamo questa mancanza di corretta informazione per i bagnanti. Vorremmo una volta per tutte che Regione, Arpa, Comuni e ministero della Salute facessero chiarezza su questa situazione, riportando informazioni corrette sul Portale ma anche in spiaggia".

Dallo scorso anno, infatti, la normativa sulla balneazione prevede l'obbligo da parte dei comuni di apporre cartelli informativi circa la qualità delle acque, secondo standard europei, cartelli di cui non c'era ancora traccia nelle aree campionate da Goletta Verde in Molise, così come purtroppo in molte altre regioni italiane. Il Portale delle acque -  il sito gestito dal ministero della Salute, realizzato grazie all'elaborazione dei dati dell'Arpa e delle Regioni - dovrebbe essere invece il punto di riferimento per cittadini e turisti, ma i dati immessi continuano ad essere discordanti oppure non aggiornati.

Ma a minacciare il mare e le coste non è solo la mancata depurazione dei reflui. L'impegno della Goletta Verde quest'anno si sta incentrandoanche sulla battaglia - iniziata in Croazia -contro le trivellazioni petrolifere nell'Adriatico. Piattaforme che rischiano di aumentare e che non risparmiano le acque di fronte le coste molisane. In soli dieci giorni, da 3 al 12 giugno, i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dei beni e delle attività culturali e del turismo hanno firmato dieci decreti che formalizzano la chiusura con esito positivo di altrettante procedure di Valutazione di impatto ambientale riguardo richieste di permessi di prospezione o ricerca nel mar Adriatico.Le conseguenze di questi atti sono il nullaosta ambientale su attività di ricerca per idrocarburi in un'area complessiva di 4.782 kmq concentrata soprattutto in Adriatico meridionale. Tra questi c'è un permesso per 14.510 kmq destinati ad attività di prospezione (richiesta della Spectrum Geo Limited) per un'area a largo della costa da Termoli a Rimini.

Tra Termoli e Vasto, inoltre, è già attiva anche la piattaforma Rospo Mare di Edison-Eni con 29 pozzi attivi che nel 2014 hanno prodotto 227.093 tonnellate di greggio. In corso di Valutazione di impatto ambientale, sempre a largo della costa compresa tra Vasto e Termoli, c'è la richiesta di permesso di ricerca avanzata dalla Petroceltic Italia per un'area di 373,7 kmq.

Mentre nessuno sembra opporsi a nuove piattaforme petrolifere, chi invece vorrebbe puntare su impianti eolici offshore trova in Italia non solo una paurosa incertezza normativa, ma anche il totale disinteresse del governo Renzi. O, come è recentemente successo, il blocco totale da parte del Governo centrale. La storia più emblematica (tra quelle raccolte nel dossier "L'assurdo stop all'eolicooff-shore in Italia" di Legambiente) è proprio quella del primo progetto, presentato nel 2006, al largo delle coste del Molise e bocciato nei mesi scorsi dal governo Renzi. Nove anni di procedure, una Valutazione di impatto ambientale positiva, ma bloccato dal ricorso della Regione Molise e dal parere contrario del Ministero dei Beni Culturali. Il Consiglio di Stato aveva assegnato la scelta finale al Consiglio dei ministri. Ma con una lettera del 19 maggio la Presidenza del consiglio ha comunicato che non si occuperà della questione, e che il progetto deve ripartire da zero.

"È impensabile continuare a parlare di rilancio dell'economia, della pesca e del turismo della costa molisanase non si pone un immediato freno alle scellerate scelte del Governo in materia di politica energetica - dichiara Manuela Cardarelli, vicepresidente di Legambiente Molise -. La Regione Molise ha una grande occasione per ribadire la propria idea di sviluppo per questo territorio schierandosi fin da subito contro nuove estrazioni nel mare Adriaticoaffiancando i nostri comuni costieri, tra cui Termoli e Montenero che già si sono espressi con delibere consiliari, e facendo fronte comune con le altre regioni interessate anche nei confronti delle richieste che riguardano il mare italiano. Per questo ci appelliamo alle istituzioni e alle associazioni di categoria, a partire da quelle della pesca e del turismo, agli enti parco e a tutti coloro che hanno a cuore la tutela del mare e del territorio molisano, di aderire al nostro appello #StopSeaDrilling per fermare l'insensata corsa all'oro nero e ripartire da una nuova idea di sviluppo delle risorse naturali di questo territorio".

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c'è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo anche quest'anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. Attivo da 31 anni, il COOU garantisce la raccolta degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale, che vengono poi avviati al recupero. L'olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto pericoloso per la salute e per l'ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un'auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. A contatto con l'acqua, l'olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. "La difesa dell'ambiente, in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione", spiega il presidente del COOU Paolo Tomasi. L'operato del Consorzio con la sua filiera non evita solo una potenziale dispersione nell'ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l'economia del Paese. 

 

 

 

I RISULTATI DELLE ANALISI DI GOLETTA VERDE DEL MARE IN MOLISE*

 *prelievi effettuati il 20 giugno 2015

PROVINCIA

COMUNE

LOCALITÀ

PUNTO

GIUDIZIO

CAMPOBASSO

Termoli

Baia sud

Spiaggia a 50 metri a nord canale Rio Vivo

FORTEMEMTE INQUINATO

CAMPOBASSO

Termoli

 

Spiaggia lungomare Cristoforo Colombo

ENTRO I LIMITI

CAMPOBASSO

Montenero di Bisaccia

 

Foce fiume Trigno

INQUINATO

 

Il Monitoraggio scientifico

I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente che anticipa il viaggio dell'imbarcazione a bordo di un laboratorio mobile attrezzato. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell'analisi, che avviene nel laboratorio mobile lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell'acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità). Le analisi chimiche vengono effettuate direttamente in situ con l'ausilio di strumentazione da campo.

Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai chilometri di costa di ogni regione.

 

LEGENDA

Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:

INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 500 UFC/100ml

FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml

 

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