Assolto falso cieco: autonomia al buio confusa per truffa • Prima Pagina Molise
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16-05-2017, 17:51 • Campobasso • Cronaca

Assolto falso cieco: autonomia al buio confusa per truffa

L'avvocato Mariano Prencipe
L'avvocato Mariano Prencipe

La strada attraversata con sicurezza, la salita senza indugi sull'autobus: è cieco ma va da solo. Come può? Contando, una delle armi dell'autonomia, o dell'illusione dell'autonomia, dell'anziano di Trivento assolto dal Tribunale di Campobasso dall'accusa di truffa.
Ogni via, ogni porta e ogni angolo del paese è nella distanza dei piedi. La certezza dei momenti non è conquista dell'imbroglio, ma di una vita spesa a contare e memorizzare in attesa dell'oscurità.

100 passi per la chiesa di Santa Croce, 38 gradini per la vecchia farmacia, 58 per la casa del cognato: il pensionato conta i passi, da quando aveva dieci anni o poco più. Una medicina non ancora così affinata all'epoca, soprattutto in termini di comunicazione al paziente, gli aveva detto: un giorno non vedrai più.

È da allora che inizia la vita parallela a occhi chiusi dell'anziano di Trivento assolto con formula piena dall'accusa di essere un falso cieco e di truffare lo Stato con la falsa invalidità. Per il giudice "il fatto non sussiste". L'uomo, suo malgrado, è un cieco vero, vede ombre a malapena e tanto è più sufficiente per avvicinarsi al responso del vecchio oculista di Campobasso, che era stato rozzo ma non aveva sbagliato diagnosi.   

Al buio annunciato l'uomo è arrivato preparato: ogni volta che ha potuto, di nascosto ha chiuso gli occhi e contato. La realtà doveva avere una seconda dimensione, la misura dei passi. Casa, negozio e paese: tutto poteva continuare a essere familiare, doveva muoversi da solo anche senza luce.

Dal suo punto di vista, un atteggiamento da ammirare addirittura: fare da soli è qualcosa di buono, di giusto, di dovuto per una società che ti illude che l'handicap non sia un problema o un fattore di diversità. Siamo tutti uguali, ti dicono le pubblicità progresso. E lui ci crede e si impegna, soffre, cade e si smarrisce per apparire uguale agli altri, uguale a sempre. Del resto, impossibile e impensabile per l'uomo, commerciante da generazioni, accettare il verdetto della cecità, dunque della dipendenza dagli altri.

Ma da immaginato esempio virtuoso, si ritrova al centro di un'inchiesta prima e di un processo dopo per truffa ai danni dello Stato. La sua autonomia  è eccessiva, risulta sospetta. I carabinieri lo seguono, lo riprendono, lo inchiodano a prove che sono inconfutabili. In fila all'ufficio postale, denunciano le immagine registrate di nascosto, prende un foglio, un depliant, sbircia al suo intervento, lo piega e lo mette via. Ecco ci vede, come ci vede per gli inquirenti quando prova a salire su un autobus di città.


Ma la verità delle cose, della vita è sempre dietro il velo dell'apparenza: non tutto è quello che sembra.
Nel primo caso, ha preso il foglio e per quanto spavaldo l'ha riposto perché non è riuscito a leggere nulla, nel secondo c'era la moglie accanto, è lei che gli indica dove salire sull'autobus.

Bisogna entrarci nei fatti per provare a capirli davvero.

Nell'ultima udienza del processo, durato tre anni, il giudice del Tribunale di Campobasso, Roberta D'Onofrio, ha assolto il pensionato, difeso dall'avvocato Mariano Prencipe.

L'uomo - ha stabilito il Tribunale - aveva diritto alla indennità di accompagnamento perché non autosufficiente a causa di una malattia incurabile agli occhi. Dunque, nessuna violazione della legge, nessun raggiro sono stati commessi dal pensionato che da decenni combatte, purtroppo inutilmente, contro la grave malattia che lo ha colpito.

Davanti agli investigatori si era proclamato innocente e in questi anni ha atteso fiducioso l'esito del processo avendo massimo rispetto del lavoro degli inquirenti, le forze dell'ordine e la magistratura.

Molti, i testimoni che sono stati ascoltati durante il processo, tra questi anche il professor Ermanno Dell'Omo, luminare dell'oculistica e professionista di fama nazionale. E' stato lui a spiegare in aula la patologia da cui era affetto il pensionato, evidenziando che questa era riscontrabile con strumenti di precisione tecnologicamente avanzati. Il professor Dell'Omo ha sottolineato come sia possibile comunque per chi è affetto da questo tipo di malattia svolgere in limitata autonomia determinate azioni della vita quotidiana, soprattutto nei luoghi familiari, conosciuti negli anni passati quando la malattia era ancora nella fase iniziale.

Soddisfatto per la sentenza di assoluzione l'avvocato Prencipe. "Siamo giunti alla fine di un percorso molto doloroso per il mio assistito - commenta il legale - che è stato ingiustamente accusato di aver truffato l'Inps quando invece aveva una patologia reale, riconosciutagli anche attraverso verifiche tecnologicamente avanzate e al quale era stata mossa una accusa per il semplice fatto di non essersi mai rassegnato a una vita totalmente passiva". Durante le indagini i carabinieri avevano effettuato appostamenti e realizzato filmati che ritraevano l'invalido mente camminava in strada o mentre si trovava all'ufficio postale o in altri luoghi.

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