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18-08-2015, 13:13 • Campobasso • Curiosità

L'Unità, il Tempo e la Rai: il Molise nella voce di Giovanni Mancinone, comunista con il vizio della cronaca

La pensione. Storia di un giornalista che ha preferito i piani bassi a quelli alti

Il giornalista Giovanni Mancinone (dal profilo Fb, foto di Luigi Calabrese)
Il giornalista Giovanni Mancinone (dal profilo Fb, foto di Luigi Calabrese)

Il tribunale di Campobasso come casa sua. Lì dentro a suo agio: mai una giacca, mai una cravatta. La criniera brizzolata e arruffata non ha mai conosciuto l'ordine del pettine, polo sdrucita e sigaretta tra le labbra, sempre. Per anni accesa, poi all'improvviso, malgrado il piacere, spenta. A un certo punto erano troppi i pacchetti fumati in un giorno. Non li accende più, ma li compra lo stesso. Non può farne a meno: senza la compagnia di una paglia in bocca sarebbe un giornalista a metà. E lui, Giovanni Mancinone, non è tipo da cose a metà. Un'umana leggenda che mai appenderà le scarpe al chiodo. Nemmeno adesso che i cicli della vita e del lavoro lo vorrebbero a riposo, magari a coltivare qualche improbabile hobby da manuale.


Del resto, troppo consunte per appenderle al chiodo, le sue scarpe, a furia di strisciare a luci spente, come mestiere vuole, nei corridoi dove veline di Palazzo e comunicati stampa non convincono l'istinto di chi sa che c'è sempre altro quando insegui la verità. Quella che lui, sempre a debita distanza dai pregiudizi, ha cercato e spesso trovato, a dispetto della sua aria compagnona così ammaliatrice per l'interlocutore di fronte. Ignari e inconsapevoli, tutti quelli sulla strada di Mancinone a un certo punto sono stati una sua fonte. I piani alti, solo quando non si poteva diversamente; quelli bassi, i più schietti e sinceri, sempre. È lì l'astuzia, lì il fiuto.


E di fonti devote, più o meno ovunque, ancora e sempre tante. In fondo, lasciar intuire di aver in qualche maniera a che fare con Mancinone ha sempre stuzzicato la vanità personale in Molise, perché Giovanni Mancinone è il Giornalista che ha raccontato il Molise. Da poche settimane la pensione dalla Rai: alla fine arriva anche per gli irriducibili.


E di irriducibili, che mai si sono accomodati o pavoneggiati per essersi finalmente seduti dietro prestigiose e gratificanti poltrone, davvero pochi in giro come lui. Una carriera piena di soddisfazioni per un comunista che non ha mai negato o minimizzato di esserlo stato e di esserlo ancora. Anche nel democristianissimo Il Tempo la fede rossa - tendere agli ultimi e diffidare del potere - traspariva da ogni battuta sulla tastiera delle macchine da scrivere che all'epoca si usavano. Naturalmente, le giornate passavano anche a difendersi dalle richieste di epurazione lanciate ai gran capi romani del giornale: avere un bolscevico in redazione non doveva essere per loro il massimo. Ma avere un professionista di talento valeva di certo di più di quel peccato originale dal quale, magari un giorno, Giovanni Mancinone si sarebbe potuto anche redimere. (Non ci credevano, quelli del Tempo, ma lo speravano).


Gli esordi "a quattro lire" non li ha mai dimenticati. Nemmeno con tutti gli anni passati da vicecaporedattore della TgrMolise. La sincerità, una sua costante soprattutto la notte, quando la città dorme e lui con l'ultimo manipolo di colleghi ancora in strada, chiuso da poco il giornale, sistemata l'edizione di domattina, si siede a cena nel solo ristorante aperto a quell'ora in tutta la provincia: "La babysitter mi costava più dello stipendio che prendevo", Giovanni non nasconde il passato mentre sorseggia una grappa da Fornaro. Altri avrebbero messo via il sogno nel cassetto: lui no. Non solo lo coltivava per sé, ma ha sempre spinto, chi si immaginava da grande giornalista, a non mollare. Aveva e ha sempre un amico in qualche redazione cui chiedere di testare "questo ragazzo, questa ragazza": "Ti assicuro - insisteva e insiste -, può fare". A volte era così, altre no. Ma per lui non era questo il punto: il punto era ed è offrire a tutti un'opportunità. È la vita, poi, che decide il resto, spesso e purtroppo anche al di là di ogni logica.

Mancinone in un comizio a Campobasso accanto al segretario Pci, Enrico Berlinguer
Mancinone in un comizio a Campobasso accanto al segretario Pci, Enrico Berlinguer

Per Giovanni la politica è stata la ragione; il giornalismo, l'amore. E tra amore e ragione la partita non c'è per chi vive il suo mestiere come la sola passione possibile. Gli anni all'Unità, quella del Pci vero, sono gli anni della formazione e della militanza. Il Partito c'è e Mancinone lo vive anche in presa diretta: comizi convinti e appassionati anche in piazze completamente deserte. Qualcuno dietro la finestra ad origliare poteva esserci sempre, per questo ne valeva la pena. Su Facebook adesso il vezzo e l'onore di pubblicare una foto di lui giovane sul palco a Campobasso al fianco di Enrico Berlinguer. Tanto basta a dare la misura del suo impegno. Ma sono le sue inchieste ad avere fatto la storia di questa regione. È lui il cronista di punta del Tempo da oltre 7 mila copie vendute ogni giorno che si fa testimone negli Anni Novanta degli arresti delle Mani pulite molisane. È ancora lui a denunciare il malaffare che si insinua anche nel mondo accademico che iniziava a gettare le basi a Campobasso. Lui a far tremare il sistema della sanità da sempre malata da queste parti. Ed è lui, prima di tutti gli altri, a scrivere di Sam e crisi aziendali. Conosce tutti e tutti conoscono lui, ma soprattutto tutti si fidano di lui. Fonti, colleghi e nemici. Sanno di parlare con uno che sa maneggiare con cura la notizia ricevuta.


Amico delle guardie, amico dei ladri, amico dei magistrati e dei condannati
, Giovanni Mancinone non ha mai fatto distinzioni: gli uomini sono uomini e tutti hanno una storia dietro che merita di essere ascoltata. Nella sua carriera sempre la stessa missione: raccogliere quella storia.


Anche l'approdo in Rai
è contrassegnato dalla schiettezza dell'approccio. Ama l'Azienda come si ama la propria casa: sta lì quando è il suo turno, sta lì quando dovrebbe andarsene, sta lì quando è in ferie. Sempre in trincea con la schiena dritta.


Per tanti è stato ed è un Maestro, il Maestrone (oltre alla sigaretta a Giovanni ha sempre fatto compagnia qualche chilo di troppo): chi ha avuto la fortuna di averlo amico oltre che collega s'è ritrovato accanto a un professionista generoso, non solo capace di muoversi in una sintonia perfetta con la sua squadra di collaboratori. Se Mancinone aveva una soffiata, non l'ha mai tenuta per sé. Agli appostamenti ha sempre voluto qualcuno accanto. Ed è così, chiacchierando nelle lunghe ore di attesa di un blitz, di un arresto, delle indagini in corso, degli interrogatori, che si imparava sul campo da lui. Un insegnante dal cuore grande cui la pensione sta regalando il dovuto riposo. Per quanto non si sa. I giornalisti veri hanno sempre una penna dietro con sé, il taccuino di Mancinone è già pieno di appunti nuovi.

sen

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