Editoria al collasso, giornalisti protestano sotto la Regione • Prima Pagina Molise
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26-05-2017, 18:58 • Campobasso • Politica

Editoria al collasso, giornalisti protestano sotto la Regione

I giornalisti contrattualizzati in Molise si sono quasi dimezzati negli ultimi mesi a causa della crisi nazionale che interessa il comparto: a lanciare l'allarme, in una conferenza stampa davanti alla Regione Molise, è il presidente dell'Assostampa Molise, Giuseppe Di Pietro, che sollecita l'intervento della massima istituzione regionale per un "problema di democrazia", in quanto "avere un'informazione libera si coniuga e si declina con la contrattualizzazione degli operatori dell'informazione, significa avere una corretta opinione pubblica, cioè il cittadino si fa un'idea di quello che accade se c'è un giornalista libero di raccontarlo".

"Dagli ultimi dati Inpgi - spiega Di Pietro - risulta che al 31 dicembre scorso in Molise c'erano 111 occupati: oggi invece abbiamo otto disoccupati, 19 colleghi che stanno per accedere al fondo di integrazione salariale e altri 18 che sono stati espulsi dal circuito produttivo per non avere potuto usufruire degli ammortizzatori sociali perché non contrattualizzati o perché non avevano maturato il tempo necessario per accedervi. In totale parliamo di 45 persone che non sono più nelle redazioni e rischiano di non rientrarci più. Questo perché c'è una situazione di crisi a livello di copie vendute nei giornali, di spettatori per quanto riguarda le televisioni, e c'è un momento di transizione che è dovuto all'esplosione delle tecnologie, quindi parliamo di internet, che sta praticamente capovolgendo il sistema informativo locale". "Ai dati dei giornalisti dobbiamo associare - sottolinea il presidente dell'Asm - quelli dei tecnici e amministrativi: sei persone sono in cassa integrazione, mentre altre otto non godono di alcun ammortizzatore sociale. Parliamo quindi complessivamente di 59 persone espulse dal circuito dell'informazione locale. Si tratta di una crisi dirompente".

Approvare una nuova legge regionale di sostegno all'editoria per rimettere nel circuito i soldi stanziati ma non erogati della legge vigente (due milioni di euro, ndr) e stanziare delle risorse attraverso i bandi europei per la comunicazione istituzionale: sono le richieste avanzate nel corso della conferenza stampa da Di Pietro per affrontare una crisi senza precedenti del settore, che ha registrato "un'ecatombe di 50% di occupati" nell'ultimo periodo anche a causa dell'"immobilismo" da parte dell'ente regionale. "Nel 2015 - ha ricordato Di Pietro -, dopo diversi anni, eravamo riusciti ad ottenere l'approvazione di una legge regionale a sostegno dell'editoria che stanziava, e ne rendiamo atto al governo regionale, tre milioni di euro, un milione per ogni anno: però questa legge non funziona perché le ultime due annualità non sono state assegnate e questo significa che c'è un problema di applicazione. Lo abbiamo detto in tutte le salse: lo abbiamo detto al presidente della Regione Molise in occasione dell'incontro che abbiamo sollecitato e ottenuto in Prefettura,  lo abbiamo detto al presidente del Consiglio regionale. Se una legge viene approvata e, in parte applicata o disapplicata, non produce l'effetto, io non dico di aumentare l'occupazione, ma di non ridurla, allora qualcosa non funziona".

"Sono tre mesi - ha spiegato Di Pietro - che aspettiamo una nuova convocazione da parte della Regione dopo quel tavolo in prefettura. In consiglio invece tutti si dicono favorevoli ad un adeguamento della legge regionale: addirittura il presidente Cotugno propose una bozza di quello che poteva essere un nuovo testo. Noi ci siamo dichiarati apertamente favorevoli a quel testo, ma nulla si è mosso. Pertanto, ancora una volta, vogliamo denunciare l'immobilismo, anche con rammarico e una punta di amarezza, delle istituzioni: dietro ai posti di lavoro persi ci sono storie umane, storie familiari, storie di figli e mutui che non possono essere onorati, ci sono disagi enormi che non possono essere derubricati a problema marginale. Non è possibile non potersi sedere a un tavolo per capire dove è il problema e come risolverlo".

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