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18-03-2017, 7:25 • Termoli • Cultura

Giuseppe, questa non può essere la mia storia

Questa non può essere la mia storia, sono uno sconosciuto artigiano, un uomo come mille, anonimo lavoratore e padre di famiglia. Seppure, certo, padre putativo di un bambino generato dalla volontà di Dio, perchè sia il Redentore dell'uomo d'ogni tempo.
E ora io, Giuseppe, il falegname di Nazareth, scelto dall'Altissimo per un compito davanti al quale posso solo chinare il capo nell'obbedienza accogliendo con dedizione e amore quasta paternità, ora io stretto nelle trame nefaste dei potenti della terra? Io obbligato a fuggire? Io pressato da un mondo che mi è nemico? No, tutto questo non mi appartiene. Guardo l'asino negli occhi, sembra comprendere il mio smarrimentio. Tuttavia dobbiamo metterci in cammino, subito. Ma cos'è successo? Perchè questa fuga?
Stavamo dormendo tranquilli, quando improvvisamente mi sveglio aggrappato all'eco confuso di un sogno. Tutto silenzio attorno a me, il respiro regolare di Maria, quello lieve di Gesù; all'esterno, nel buio assoluto, il mondo immobile com'è nel cuore della notte. Cerco di riprendere sonno ma, non appena chiudo gli occhi, le parole udite si rivelano con chiarezza, nulla è più confuso, non è il ricordo di un'impalpabile fantasticheria, è un ordine perentorio.
"Fuggite. Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e fermatevi là finchè io non te lo dica, giacchè re Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Il bambino. Gesù. Il Figlio di Dio che ci ha resi genitori penetrando nella nostra vita con l'immensità del proponimento di salvezza dell'umanità.
E così noi tre siamo in fuga, lo esigono le ragioni dell'odio. Io che ho sempre vissuto in pace con tutti, una donna dolce remissiva compassionevole come Maria, questo bambino che è messaggero d'amore, dell'amore più alto, quello di Dio di cui è Figlio, e che è stato affidato a me, alle mie cure.
Noi tre, infinitesimali granelli nello sterminato insieme della vita, divenuti elementi della volontà del Padre che si estende anche a coloro che concorreranno al nostro esistere. Non ti conosco re Erode, ma come lo vorrei per poterti parlare. Non macchiare la tua anima con l'odio, non cedere alle lusinghe del potere violento che ti suggerisce che tu tutto puoi, non ti umiliare con atti crudeli. Non ammettere la malvagità alla tua tavola.

Giuseppe

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