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10-02-2014, 9:14 • Campobasso • Tecno/Scienze

Trovare lavoro grazie al web 2.0: l'idea innovativa di Antonio Simeone, che porta il Molise nel mondo

di Davide Vitiello

Ultima puntata dell'inchiesta sul web 2.0 e sull'innovazione digitale all'interno della Pubblica Amministrazione. Dalle criticità che ostacolano il processo innovativo dell'information technology alle proposte mirate a semplificare il rapporto tra P.A. ed utenti attraverso il ricorso al modello del web sociale. Oggi l'intervista a Antonio Simeone, giornalista pubblicista, scrittore molisano, cofondatore della piattaforma Catchawork, il primo social network professionale che punta a facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Come è nata l'idea di realizzare una piattaforma web 2.0 e che genere di servizi offre?
L'idea è nata dalla necessità di adeguarsi ai cambiamenti imposti dall'avvento della cosiddetta terza rivoluzione, ovvero dal progresso dell'informatica e della tecnologia, ma soprattutto dalla presa di coscienza della radicale evoluzione che ha subito Internet negli ultimi anni. Gli utenti del web da semplice audience si sono trasformati in una vera e propria community: intendono diventare soggetti attivi nel processo di ricerca dell'informazione e della comunicazione. Recentemente hanno trovato ingresso nella quotidianità nuove esigenze, prima non avvertite, quali l'efficienza, la rapidità, l'interattività, la necessità di avere una visione globale.
Catchawork è nato con l'obiettivo di coniugare questi bisogni con l'urgenza di oggi: la necessità e il desiderio di trovare lavoro, dare applicazione concreta alle proprie competenze teoriche. Le incertezze comuni si sono trasformate in una serie di propositi dai quali è nato un nuovo progetto: un social network dove le persone si relazionano e cercano di realizzarsi in una prospettiva solidale e perseguire obiettivi comuni. Catchawork è nato per favorire e agevolare l'interazione tra la domanda e l'offerta di lavoro, con il proposito di facilitare l'accesso dei giovani nel mercato del lavoro e di rendere più dinamico il funzionamento di quest'ultimo.

La Pubblica Amministrazione ha compreso il reale valore della piattaforma e dei servizi offerti?
La P.A. incontra ancora molti ostacoli perché possa dare piena fiducia al web 2.0. L'allarmismo generale continua a provenire soprattutto dalla necessità di voler controllare tutte le informazioni che siano rese disponibili online, di verificare la paternità dei documenti resi disponibili nel web, di eliminare il rischio di insicurezza che viene amplificato dal continuo aumento di informazioni scambiate tra gli utenti.
Una risposta molto positiva è stata data invece dalle società private che hanno preso consapevolezza della necessità di dover cambiare i loro schemi di marketing, cominciando a basarsi sul coinvolgimento diretto del pubblico alla vita dell'azienda e offrendo a ciascuna persona le possibilità per esprimersi e fare propri i valori legati ad un determinato brand. Inevitabilmente, in questo nuovo contesto, anche la Pubblica Amministrazione non potrà fare a meno di adeguarsi ai cambiamenti e superare la diffidenza iniziale nei confronti del web 2.0, cominciando a valutare nuove possibilità di interazione e di comunicazione con i cittadini che possano assumere la veste concreta di progetti reali.

Crede che il tema dell'e-government e in particolare dei servizi pubblici on-line possa trarre beneficio dal modello del web sociale o web 2.0?
Grazie ad internet una rivoluzione è avvenuta alle ultime elezioni politiche: il passaggio dall' " e-government al "we-government". L'amministrazione che prende a modello e utilizza gli strumenti di collaborazione, "governo wiki", trova la sua realizzazione nella Wikicrazia. L'unica via, per i molti, di ridare slancio all'azione di governo al tempo di internet.
Secondo il Report 2010 della Elon University e del Pew Research Center, grazie alla progressiva diffusione della banda larga e all'inevitabile arrivo al potere di una generazione di "nativi digitali", entro il 2020 le forme di cooperazione online accresceranno la disponibilità di governi, aziende, istituzioni e organizzazioni non profit a recepire e soddisfare più apertamente le necessità della popolazione.
L'Italia è parte di questa rivoluzione digiyale. Ne abbiamo bisogno per uscire dalla crisi in cui siamo finiti, per restituire credibilità alle istituzioni e per attivare un circuito virtuoso di creatività e meritocrazia che faccia ripartire l'economia.
 Il punto da attaccare subito è la Pubblica Amministrazione. Al giorno d'oggi limitarsi ad avere dei siti dove i cittadini possono ottenere informazioni e richiedere certificati senza fare la fila vuol dire offrire sì un servizio utile, ma in definitiva significa usare solo una parte infinitesima della potenza della rete, non risolvendo il problema della modesta qualità media delle decisioni politiche. Per modesta qualità si intendono tutti quegli atti che sprecano denaro pubblico perché incapaci di adottare le soluzioni migliori, alimentando la sfiducia e il distacco verso l'azione politica. E' certo quindi che i servizi pubblici possano trarre beneficio da questo modello e soprattutto dal contributo dell'intelligenza collettiva.

Reputa necessaria una strategia a livello di Stato centrale per qualificare e rendere omogenei i servizi web 2.0 in ambito pubblico?
È necessaria. Ma l'Italia è pronta per questa rivoluzione? La percentuale sull'uso di internet è bassissima rispetto agli altri paesi ( circa il 51% della popolazione). É importante ricordare che le recenti elezioni hanno messo in luce una volontà di partecipazione on line, fondamentale nel determinare i vincitori. Piuttosto che a livello centrale, credo che questa strategia debba partire dal microcosmo al macrocosmo. Da noi stessi, dalla nostra comunità, dalle associazioni, dai comuni...
Deve essere una parte di ognuno di noi, un modo per risolvere i problemi e i bisogni della vita. E così dalle radici alla cima... Questa strategia deve avere radici e ali.

Secondo il suo parere la Pubblica Amministrazione e la politica in Molise sono ancora in ritardo rispetto ad altre regioni italiane nella capacità di utilizzare i servizi web 2.0 per assicurare risposte ai bisogni dei cittadini? se si, quali azioni prioritarie si dovrebbero compiere per superare tali ritardi?
La P.A. e la politica in Molise sono notevolmente in ritardo nella capacità di utilizzare le innovazioni del web 2.0 . Una conferma deriva dal flop della Conference call tenutasi il 3 luglio 2012 , contraddistinta da una scarsissima partecipazione, promossa su iniziativa di Antonio Barone, titolare di Kcomunicazioni, per illustrare la necessità di realizzare il progetto"Comune 2.0", che mirava a consentire al Comune di Termoli di fare un passo in avanti e diventare più trasparente, dialogando con i cittadini attraverso pagine facebook create ad hoc per il comune e l'uso di twitter.
Uno strumento pensato anche come veicolo di promozione turistica.Diventa oggi prioritario per i siti e i servizi web delle pubbliche amministrazioni dotarsi di strumenti che aumentino la partecipazione degli utenti attraverso l'interazione tra pubblica amministrazione e cittadini.
Gli strumenti di e-Participation dovrebbero essere utilmente integrati all'interno dei siti istituzionali per esplicitare la relazione tra l'amministrazione e i cittadini, con la raccomandazione di garantire il massimo livello di interazione, attraverso la semplificazione dei contenuti informativi, la riconfigurazione dei servizi web esistenti, l'esplicitazione delle regole di interazione e delle modalità di utilizzo degli strumenti, l'adozione di soluzioni adeguate a tutelare la privacy e la protezione dei dati dei cittadini.
Le esigenze primarie sono quelle di ridefinire l'organizzazione dei contenuti sulla base dei bisogni degli utenti, erogare i servizi secondo una logica multi canale e multi dispositivo, e facilitare l'accesso ai dati e alle informazioni attraverso funzionalità evolute di ricerca. Tutto ciò al fine di creare un rapporto diretto tra le istituzioni e il cittadino. Le possibilità ci sono: occorrono interventi adeguati delle istituzioni per tradurli in atto.

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